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Obiettivo Ben Formato – SMART

Obiettivo Ben Formato SMART
Obiettivo Ben Formato SMART
In PNL un obiettivo è considerato “ben formato” se è:

1) formulato in termini positivi;
2) definito e valutato sulla base di riscontri sensoriali;
3) intrapreso e mantenuto dalla persona o dal gruppo che lo ha desiderato;
4) formulato in maniera da salvaguardare i vantaggi secondari dello stato presente;
5) contestualizzato in maniera appropriata nel rispetto dell’ecologia del sistema che lo circonda.

Riassumendo, un obiettivo è SMART quando soddisfa le seguenti condizioni:

  1. L’obiettivo deve essere formulato in termini positivi. In PNL crediamo che sia logicamente e praticamente impossibile dare a qualcuno la negazione di un’esperienza. Quindi se un cliente dice “Voglio non sentirmi più così ansioso” o “Non voglio essere così critico verso me stesso”, o “ Voglio essere meno arrabbiato con i miei bambini”, il primo compito del professionista è quello di scoprire quello che il cliente vuole veramente, invece di restare focalizzato sull’esperienza negativa. 

  2. Il risultato deve essere verificabile e dimostrabile dall’esperienza sensoriale. L’unico modo nel quale lo stabilire un obiettivo sarà utile a chicchessia è l’essere esplicitamente capaci di percepire e valutare l’avanzamento verso l’obiettivo stesso, mentre si cerca di raggiungerlo. 
    Una domanda chiave alla quale rispondere può essere: “Come saprai di aver raggiunto il tuo obiettivo?”

  3. Lo stato desiderato deve essere iniziato e mantenuto dal cliente stesso. Uno degli obiettivi più importanti della PNL è quello di porre il punto centrale del controllo, per quanto riguarda il raggiungimento dell’obiettivo, sotto la responsabilità del cliente

    Una domanda: “L’obiettivo che vuoi raggiungere è sotto la tua completa responsabilità?”

  4. Lo stato desiderato deve mantenere qualsiasi vantaggio secondario generato dallo stato presente. I vantaggi secondari di comportamenti indesiderati son molto ben illustrarti dalle cattive abitudini. Molti fumatori, ad esempio, fumano per calmarsi quando sono nervosi.

    È molto importante preservare il vantaggio secondario.

    Vuoi saperne di più sul Vantaggio Secondario in PNL Sistemica? Guarda il video

  5. Il risultato deve essere contestualizzato in maniera appropriata ed ecologicamente sanoL’obiettivo che si vuole raggiungere può arrecare danno a qualcuno? Oppure porta solo benefici?

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Obiettivo Ben Formato SMART

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La Ristrutturazione in 6 fasi

La Ristrutturazione in 6 fasi
La Ristrutturazione in 6 fasi

‘Ristrutturare’ qualcosa significa “trasformarne il significato, inserendolo in un diverso quadro o contesto rispetto a quello precedentemente percepito”.

Ciò è più comunemente eseguito in PNL trovando l’“intenzione” o lo “scopo” positivo relativo ad un particolare sintomo o ad un comportamento problematico.

Uno dei principi fondamentali della PNL è che è utile separare il proprio “comportamento” dal proprio “io” e così separare l’intenzione positiva, la funzione, la credenza, etc. che genera il comportamento dal comportamento stesso. In altre parole, è più rispettoso, ecologico e produttivo rispondere alla “struttura profonda” piuttosto che all’espressione superficiale di un comportamento problematico.

La Ristrutturazione in 6 fasi è un processo utilizzato in PNL in cui da un comportamento problematico si separa l’intenzione del programma interno, o la “parte” responsabile di tale comportamento.

Il comportamento apparentemente negativo viene “ristrutturato” perché viene visto alla luce dello scopo positivo che è destinato a soddisfare.

Ciò si traduce spesso in importanti nuove intuizioni e nuove intese nei riguardi del comportamento “problematico”.

Esse contribuiscono anche a spostare l’attenzione dal comportamento alle motivazioni di livello superiore che lo determinano.

Si potranno quindi stabilire nuove scelte di comportamento attraverso l’individuazione e l’attuazione di comportamenti alternativi che soddisfino l’intenzione positiva dei livelli superiori, senza i problematici effetti collaterali o conseguenze.

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La Dissociazione VK

La Dissociazione VK

Il processo di dissociazione VK è stata una delle prime tecniche terapeutiche sviluppate dai co-fondatori Bandler e Grinder.

Essi sistemizzarono la procedura nel 1976, come sintesi delle tecniche ipnotiche utilizzate dall’ipnoterapeuta Milton H. Erickson, ed i processi di ordinamento spaziale utilizzati per la terapia della Gestalt da Fritz Perls, suo fondatore.

L’obiettivo fondamentale della dissociazione VK è di separare se stessi dai propri sentimenti, creando l’esperienza di essere al di fuori del proprio corpo.

Questo viene fatto spostandosi totalmente sul sistema rappresentazionale visivo e immaginando di guardare se stessi dalla prospettiva lontana di un osservatore esterno. 

Questo spostamento di coscienza è facilitato dall’utilizzo di alcune tecniche utili a tenere separate le emozioni dell’esperienza, come per esempio sollevare la testa e gli occhi verso l’alto e respirare superficialmente nel proprio petto.

L’uso delle sub-modalità influenza lo stato di dissociazione. Vedendo se stessi guardare un film di se stessi (al contrario di vivere l’evento dalla propria prospettiva e vedere attraverso i propri occhi) è una condizione tipica per creare una dissociazione VK.

Rendere l’immagine visiva di un particolare evento più piccola, più distante, incolore, o contornata da un bordo intorno ad essa, intensifica l’esperienza della dissociazione. 

 

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Tecniche di Mediazione e Negoziazione

Tecniche di Mediazione
Tecniche di mediazione
Contenuti
Cos’è il conflitto?

Il conflitto è definito come “uno stato di disarmonia tra persone incompatibili o tra idee o interessi posti in antitesi”. Psicologicamente, il conflitto è una lotta mentale, a volte inconsapevole, che si manifesta quando diverse rappresentazioni del mondo sono tenute in opposizione o in condizione di esclusività. 

I conflitti possono verificarsi sia internamente, tra parti di noi stessi (conflitto interno), sia esternamente, con gli altri (conflitti interpersonali).

Internamente, i conflitti si verificano tra le diverse parti dell’esperienza umana e su molteplici livelli. I conflitti possono verificarsi per esempio sui comportamenti. Una persona da un lato può voler guardare un programma televisivo, ma dall’altro vuole uscire e fare esercizio fisico. 

I conflitti possono verificarsi anche tra capacità diverse, ad esempio, tra creatività e protezione. Una persona può avere credenze o valori contrastanti, es. da un lato può credere che sia molto importante imparare la matematica, dall’altro essere convinta che per lei non sia possibile. 

Questo porterà ad avere difficoltà rispetto l’apprendimento della materia. I conflitti a livello d’identità si verificano spesso in relazione ai ruoli. Una persona può sperimentare un conflitto tra i propri doveri di genitore da un lato, e quello di professionista dall’altro.

A livello interpersonale, le mappe della realtà sono a volte così diverse da generare ‘scontri’ quando tentano di interagire tra loro. Assunti di base, credenze, valori e presupposti del mondo vengono raggruppati insieme per creare diversi modelli di realtà. 

Quando questi modelli o mappe non contengono meccanismi per rispondere in modo creativo agli ‘scontri’ con altre mappe, l’energia viene rilasciata sotto forma di disaccordo, disputa, o altre forme di conflitto. La negoziazione, la mediazione e l’arbitrato sono forme differenti di gestione dei conflitti interpersonali.

La PNL fornisce molte competenze e strumenti utili per affrontare e risolvere i conflitti interni ed interpersonali: tecniche di Ristrutturazione, di Integrazione, di cambiamento delle Posizioni Percettive, e molte altre competenze relative alla comunicazione come il Metamodello, la Calibrazione, ed i metodi di comunicazione non verbale.

La mediazione

La mediazione è definita dal dizionario Webster come “l’intervento tra le parti in conflitto, o punti di vista, per promuovere la riconciliazione, il regolamento, il compromesso o la comprensione”. 

La mediazione presuppone l’intervento di un terzo, in una controversia tra le altre due parti, nel tentativo di conciliare le loro differenze, di solito su loro richiesta. Così, la mediazione è una forma di comunicazione in cui un facilitatore cerca di aiutare altre due parti in conflitto a sistemare il loro disaccordo. 

La mediazione è spesso utilizzata nei conflitti internazionali (dove è definita anche “conciliazione”) e nelle controversie di gestione del lavoro.

La mediazione può essere in contrasto con la negoziazione e l’arbitrato. La negoziazione di solito avviene senza l’intervento di una terza parte. In una trattativa, le parti in conflitto tentano di raggiungere un accordo o un risoluzione da soli. 

Simile alla mediazione, l’arbitrato prevede un terzo elemento. Un “arbitro”, tuttavia, di solito ha il potere di prendere decisioni vincolanti per le parti. Il mediatore cerca di convincerli ad accettare. In questo senso, un mediatore spesso lavora come traduttore o interprete tra le parti in conflitto. Nella terminologia della PNL, lo scopo di un mediatore è di essere in una formale Metaposizione.

La PNL offre una serie di competenze efficaci, strategie e tecniche che possono aiutare nella mediazione. 

La capacità di stabilire un rapport, identificare le intenzioni positive e prendere diverse posizioni percettive, per esempio, sono competenze essenziali per una mediazione efficace. 

Altre capacità e modelli della PNL, come il Ricalco e la Guida, il Backtracking, il Metamodello (o Modello di Precisione), i Livelli Logici, La Matrice della Comunicazione, la Riformulazione verbale, sono anch’essi strumenti e risorse per una mediazione efficace.

Tecniche di mediazione

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La Calibrazione

Calibrare, nel linguaggio PNL, significa essere capaci di leggere i messaggi non verbali che un individuo esprime nella propria comunicazione.

Colui che riesce a calibrare un’altra persona è in grado di cogliere molte emozioni che questa non comunica verbalmente.

In questo modo è possibile imparare ad essere più sensibili e a comprendere meglio il proprio interlocutore.

Ad esempio, se una persona vi dice d’essere “poco convinta” di una parte del vostro discorso, voi potete, ponendo attenzione ai suoi messaggi non verbali, capire quando questi riproverà in futuro lo stesso tipo di sensazione.

Questo esempio può essere utile in molti contesti relazionali: cliente e venditore, padre e figlio, insegnante e alunno ecc…

Il viso è una parte del corpo che dà informazioni preziose.

Sul viso, infatti, vi sono muscoli in grado di produrre micro movimenti che danno luogo ad espressioni diverse, ma che spesso non sono colte.

Se pensiamo alle sfumature delle espressioni ed ai piccoli e personali atteggiamenti che gli esseri umani producono, ecco che il viso è in grado di fornire una serie piuttosto significativa di informazioni.

Naturalmente il viso è solo una delle parti su cui è possibile fare calibrazione, in quanto anche il resto del corpo è coinvolto in questo tipo di comunicazione. 

Anche i gesti, le posizioni assunte dal corpo e l’uso degli spazi possono contribuire a cogliere informazioni importanti.

La Calibrazione

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SUPERCHARGER, Teoria dell’auto-organizzazione

SUPERCHARGER, Teoria Dell’auto-Organizzazione
SUPERCHARGER, Teoria dell'auto-organizzazione

Il Supercharger fu sviluppato da Robert Dilts nel 1994 come applicazione dei principi della teoria di “auto-organizzazione” della PNL. Il Supercharger è un’applicazione “generativa” della PNL che applica i processi di “iterazione” e “ricorsività” per migliorare e approfondire le risorse personali e gli stati risorsa.

Si avvale anche della nostra percezione del futuro e della nostra capacità di agire “come se”, al fine di rafforzare e arricchire la nostra esperienza di importanti risorse e capacità.

Secondo la teoria dell’auto-organizzazione, il potenziale della struttura profonda, o “territorio” degli “attrattori”, attorno al quale si formano i sistemi auto-organizzati si rivela o viene svelata attraverso i processi iterativi (come quelli alla base di un frattale matematico).

Un processo iterativo è essenzialmente un processo in cui il risultato di un particolare ciclo o loop viene restituito come input, o stato di partenza, per il ciclo successivo.

Così, il ciclo continua ad operare sui propri risultati, aumentandoli o potenziandoli continuamente. Il Supercharger applica questo principio per l’arricchimento e l’intensificazione di uno stato interiore pieno di risorse.

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Generatore di Nuovo Comportamento

Il generatore di nuovo comportamento
Il Generatore di Nuovo Comportamento

Uno dei processi più importanti di cambiamento è quello di passare da un sogno, una visione all’azione. La PNL ha sviluppato una strategia dinamica di creatività, organizzata attorno al processo di passaggio dalla visione all’azione, chiamato Generatore di Nuovo Comportamento. 

I passaggi fondamentali del Generatore di Nuovo Comportamento furono stabiliti da John Grinder alla fine del 1970. Nei primi anni ’80, Robert Dilts formalizzò la strategia (creando un programma informatico di interpretazione dello stress), incorporando le aggiunte riguardanti il modello TOTE, le strategie di realtà, e la dichiarazione esplicita delle convinzioni e delle ipotesi sottostanti che supportano la strategia.

Il Generatore di nuovo comportamento è un’elegante strategia da applicare a quasi qualsiasi situazione nella quale sia coinvolta la flessibilità personale. I passaggi fondamentali implicano la formazione di un’immagine visiva di un comportamento desiderato, l’associazione cenestesica all’immagine a livello di sensazioni, e la verbalizzazione di qualsiasi elemento mancante o necessario.

L’obiettivo del generatore di Nuovo Comportamento è quello di fare questo tipo di “prova generale mentale” generando scenari immaginari e portandoli ad azioni concrete, tramite il collegamento delle immagini al Sistema Rappresentazionale Cinestesico. La strategia si basa su diverse credenze chiave:

  1. Le persone imparano nuovi comportamenti attraverso la creazione di nuove mappe mentali nel loro sistema nervoso.

  2. Quanto più completa è la propria mappa mentale, maggiore sarà la probabilità di realizzare il nuovo comportamento che si desidera.

  3. Concentrarsi sul proprio obiettivo è il modo più rapido per realizzare nuovi comportamenti.

  4. Le persone hanno già le risorse mentali di cui hanno bisogno per conquistare nuovi comportamenti. Il successo è una funzione di accesso e di organizzazione di ciò che già esiste.

Il Generatore di Nuovo Comportamento

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La Strategia di Walt Disney

La strategia di Walt Disney
La Strategia di Walt Disney

“Quando Walt era assorto nei suoi pensieri soleva abbassare un sopracciglio, strizzare gli occhi,
rilassava la mascella e guardava fisso un punto dello spazio, spesso restando in quell’atteggiamento per
qualche istante … Nessuna parola poteva rompere l’incantesimo … ” 

La capacità di Walt Disney di collegare la sua creatività innovativa con una strategia di successo per gli affari, unitamente al suo fascino popolare, gli permise di costruire un impero nel settore dell’intrattenimento, sopravvissuto per decenni dopo la sua morte.

Disney esprime la capacità di rendere di successo un’azienda basata sulla creatività. Egli rappresenta il processo di trasformazione delle fantasie in espressioni concrete e tangibili. In un certo senso, il mezzo di espressione scelto da Disney, e cioè il film d’animazione, caratterizza il processo fondamentale di ogni genio creativo: la capacità di prendere qualcosa che esiste solamente nell’immaginazione e tradurla in una dimensione fisica esistente che influenza direttamente l’esperienza degli altri in modo positivo.

Il fascino semplice, eppure universale, dei personaggi Disney, dei film d’animazione, delle caratteristiche ‘live action’ e dei parchi divertimento danno prova di una capacità unica di comprendere, sintetizzare e semplificare principi molto semplici eppure abbastanza sofisticati. 

Disney fu anche responsabile di una serie di importanti innovazioni tecniche e organizzative nel settore dell’animazione e del film-making in generale. Gli strumenti e le distinzioni della PNL permettono di creare mappe esplicite delle strategie di pensiero di successo di persone con talenti speciali come Walt Disney.

La PNL esplora il modo in cui le persone mettono in sequenza ed utilizzano le abilità mentali fondamentali come la vista, l’udito e il sentire, al fine di organizzarle ed manifestarle nel mondo che li circonda. Uno degli elementi principali della genialità unica di Disney fu la sua capacità di esplorare una cosa da un certo numero di differenti posizioni percettive.

Un’intuizione importante in questa parte fondamentale della strategia di Disney, viene dal commento fatto da uno dei suoi animatori:

“… C’erano tre Walts diversi: il sognatore, il realista, e il critico e tu non sapevi mai quale dei tre si sarebbe presentato all’incontro “.

Questa non è soltanto una panoramica su Disney, ma anche sul processo di creatività. La creatività, come processo globale, prevede il coordinamento di questi tre sottoprocessi: sognatore, realista e critico.
Un sognatore senza un realista non può trasformare le idee in espressioni tangibili.
Un critico e un sognatore senza un realista si bloccano in un perenne conflitto.

Un sognatore e un realista potrebbero creare, ma le loro crezioni potrebbero non essere ottime idee in mancanza del critico. Il critico aiuta a valutare e perfezionare i prodotti della creatività.

“L’uomo che scrive racconti deve vedere chiaramente nella sua mente come inserire nella storia ogni dettaglio. Egli deve sentire ogni espressione, ogni reazione, deve tenersi abbastanza lontano dalla sua storia tanto da riuscire a valutarla razionalmente per vedere con obiettività se ci sono delle fasi ‘morte’, se i personaggi riusciranno ad essere interessanti ed attraenti per il pubblico. Dovrà poi valutare se ciò che i suoi personaggi fanno può essere d’interesse”.

Vuoi scoprire come utilizzare in pratica queste nozioni e diventare un esperto del processo appena descritto? Partecipa ad una lezione gratuita di PNL Sistemica.

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Il Modello SCORE

Il Modello SCORE
Il Modello SCORE

Il Modello S.C.O.R.E. fu sviluppato da Robert Dilts e Todd Epstein nel 1987 per descrivere il processo che essi stessi stavano intuitivamente utilizzando per definire i problemi ed i relativi interventi. 

Il modello emerse da una serie di seminari di supervisione che i due autori stavano conducendo in merito alle applicazioni della PNL. 

Dilts e Epstein si resero conto che stavano organizzando in maniera sistematica il modo in cui avvicinarsi ad un problema, diversamente dai loro studenti, e che questo aveva permesso loro di arrivare più efficacemente ed efficientemente alla radice del problema. 

I due notarono che quello che stavano facendo intuitivamente, ma sistematicamente, non era descritto con precisione da nessuna delle tecniche o modelli esistenti in PNL. 

L’approccio tradizionale della PNL alla soluzione dei problemi, fino a quel momento, era orientato verso la definizione di (1) uno stato presente o “stato problema”, (2) lo stabilire uno stato desiderato o obiettivo, e poi (3) l’identificazione e l’applicazione delle fasi della soluzione nella speranza di ottenere lo stato desiderato. 

Dilts ed Epstein scoprirono che durante il processo di raccolta delle informazioni vi era sempre una scomposizione dei vari elementi. Nel definire gli “stati problematici”, per esempio, venivano costantemente distinti i “sintomi” che caratterizzavano il problema dalle “cause”. 

Per stabilire gli stati desiderati e gli obiettivi, scoprirono che era importante distinguere tra lo specifico “risultato” comportamentale che rappresenta lo stato desiderato, e gli “effetti” a più lungo termine (che spesso non erano individuabili a livello “comportamento”), e che proprio questi erano le conseguenze prevedibili di tale risultato. 

Dilts e Epstein inoltre notarono che era importante separare le tecniche dalle “risorse” profonde. 

Tali tecniche infatti cercavano di mobilitare ed attivare le risorse per raggiungere la soluzione trasformando i problemi e raggiungendo gli obiettivi desiderati. 

La sigla “S.C.O.R.E.” è un acronimo e definisce le aggiunte apportate da Dilts e Epstein: Sintomi, Cause, Outcomes (Risultati), Risorse ed Effetti. 

Secondo il modello SCORE, questi elementi rappresentano la quantità minima di informazioni che deve essere affrontata da qualsiasi processo di cambiamento o di guarigione.

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Criteri Per La Formazione Di Un Obiettivo – PNL e Scopo.

Criteri Obiettivo, PNL e Scopo
Criteri Per La Formazione Di Un Obiettivo – PNL e Scopo.

Cosa significa avere uno scopo?

Uno scopo non è semplicemente un obiettivo, non si tratta solo di raggiungere un nostro singolo traguardo: la casa nuova, l’auto sportiva o scalare una montagna.

Avere uno scopo significa molto di più, ci dà motivazione, ci rende partecipi di un vero cambiamento, generatori di idee e padroni del nostro destino
…e va ancora oltre, perché avere uno scopo ti dà la possibilità di rispondere a una delle domande più potenti che esistano: “In che modo il mondo sarà un posto migliore una volta raggiunto il mio obiettivo?”

Se hai la risposta a questa domanda allora sei pronto a fare lo step successivo: Pianificare e raggiungere il tuo obiettivo. 

Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi nel libro Flow: The Psychology of Optimal Experience dice: “Uno scopo è stabilire nella nostra mente un proposito stabile verso qualcosa che per noi è significativo, qualcosa che potrebbe perfino andare al di là di noi stessi.”

Possiamo immaginare che “andare al di là noi stessi” sia ciò a cui le persone spesso aspirino. Siamo tutti parte dello stesso Sistema, e non c’è dubbio che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti contribuissimo al sistema stesso, realizzando obiettivi che possano essere utili agli altri, ispirarli o semplicemente aiutarli a vivere meglio.

Criteri Per La Formazione Di Un Obiettivo – PNL e Scopo.

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