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Andrea Di Gregorio

Master Trainer PNL, si è formato presso la NLPU di R. Dilts a Santa Cruz in California, diventando membro della Global NLP Training & Consulting Community e della NLPU Academy of Trainers. Nel 1999 ha fondato la Scuola Italiana di PNL Sistemica Lexis, divulgando in Italia gli strumenti evoluti della PNL di III generazione. Dal 2012 è Direttore di PNL Evolution, Scuola di PNL Sistemica in Svizzera. Counselor SGfB (Associazione Svizzera di Consulenza). Trainer affiliato alla NLPU - Santa Cruz, CA - USA. E' abilitato al rilascio dei certificati Practitioner, Master e Trainer PNL firmati da Robert Dilts. Autore dei libri "Beata Confusione" e "La Ricerca della Serenità". Già formatore nei corsi per adulti del Canton Ticino e Supervisore presso la Clinica Psichiatrica Cantonale di Mendrisio. E' Supervisore per la formazione dei Coach e dei Consulenti aziendali accreditato dalla Commissione degli esami federali svizzeri. Docente abilitato da FSEA per i corsi di formazione per adulti FFA-M1.

La cura della relazione di coppia

“La cura della relazione di coppia”,  articolo della rubrica  “Il Diario del Capitano”, curata da Andrea Di Gregorio, Master Trainer PNL e Fondatore di PNL Evolution.

La cura della relazione di coppia

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La cura della relazione di coppia

Nel mondo complesso delle relazioni umane, Gregory Bateson, antropologo, psicologo e sociologo britannico, ha introdotto concetti rivoluzionari che aiutano a comprendere meglio come interagiamo gli uni con gli altri. Tra questi, le idee delle relazioni simmetriche e complementari, nonché il concetto di scismogenesi, offrono spunti interessanti, soprattutto quando applicati alle dinamiche amorose.

Relazioni Simmetriche e Complementari: Cosa Sono?

Le relazioni simmetriche sono quelle in cui le parti coinvolte si comportano in modo speculare, riflettendo l’azione o il comportamento dell’altro. Questo può manifestarsi in una competizione sana o in un sostegno reciproco, dove entrambi gli individui cercano di mantenere un equilibrio di forze.

D’altro canto, le relazioni complementari si basano su differenze che si completano. In queste dinamiche, una persona può assumere un ruolo più dominante, mentre l’altra più sottomesso, con entrambi che trovano soddisfazione nel loro ruolo perché si sentono completati dall’altro.

La Scismogenesi: L’inizio della separazione

La scismogenesi descrive un processo attraverso il quale le relazioni degenerano a causa delle dinamiche simmetriche o complementari che nel tempo tendono a diventare estreme o disfunzionali. Bateson ha identificato due tipi: scismogenesi complementare e scismogenesi simmetrica, ognuna porta a possibili conflitti o allontanamenti se non bilanciata adeguatamente.

L’Importanza dell’Alternanza

Una relazione sana necessita di un’alternanza tra momenti simmetrici e complementari. Questa dinamica permette alla coppia di esplorare diverse modalità di interazione, mantenendo la relazione fresca e resiliente. La mancanza di alternanza può portare a monotonia, insoddisfazione o, nel peggiore dei casi, all’inizio del processo di scismogenesi che può culminare nella separazione.

Tutti Ne Abbiamo Bisogno

Ogni individuo, consciamente o meno, anela a questa alternanza nelle relazioni. Quest’ultima fornisce un equilibrio tra l’essere indipendenti e l’essere interdipendenti, tra dare e ricevere, tra guidare e seguire. La comprensione e l’accettazione di questa necessità possono rafforzare la connessione tra i partner.

Le teorie di Bateson sulle relazioni simmetriche e complementari e il concetto di scismogenesi offrono una lente attraverso cui possiamo esaminare le nostre relazioni amorose. L’alternanza tra questi due tipi di dinamiche è vitale per la salute e la longevità di una relazione. 

Riconoscere questa necessità e lavorare attivamente per mantenere un equilibrio tra momenti simmetrici e complementari può aiutare le coppie a navigare le complessità delle relazioni moderne, evitando la trappola della scismogenesi e costruendo una connessione più profonda e significativa.

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Il Bias di Conferma della Scelta

“Il Bias di Conferma della Scelta”,  articolo della rubrica  “Il Diario del Capitano”, curata da Andrea Di Gregorio, Master Trainer PNL e Fondatore di PNL Evolution.

Il Bias di Conferma della Scelta

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Il Bias di Conferma della Scelta

Questa è la storia di Luca, un giovane manager che ha preso la decisione di investire in un’idea che, purtroppo, non ha ottenuto i risultati sperati. Il lato interessante della storia è tuttavia un altro: egli ha ripetuto l’errore, facendo altri investimenti improduttivi fino a portare la sua impresa sull’orlo del tracollo.

Invece di analizzare obiettivamente i risultati e apprendere dagli errori, Luca ha iniziato a ricordare le sue decisioni in modo distorto. Ha enfatizzato i pochi aspetti positivi, come l’innovazione del prodotto e il coraggio di provare qualcosa di nuovo, mentre ha minimizzato l’importanza dei risultati negativi, attribuendoli a fattori esterni, come il mercato o la concorrenza, piuttosto che alle carenze nella strategia di marketing.

Questo atteggiamento ha impedito a Luca di apprendere dall’esperienza. Invece di adattare la sua strategia in base al feedback ricevuto e agli errori commessi, ha continuato a seguire lo stesso approccio, sperando in risultati diversi. La mancanza di auto-riflessione e la riluttanza ad accettare critiche costruttive hanno limitato la sua crescita professionale e hanno messo a serio rischio il fallimento della sua azienda.

La storia di Luca è un esempio di come agisce il bias di Conferma della Scelta, una distorsione cognitiva che impedisce di riconoscere e imparare dai propri errori, adottando al contrario un comportamento tende a ripeterli. Il bias è insidioso e si presenta spesso nella nostra quotidianità; tendiamo a ripetere gli stessi errori perché ricordiamo le nostre decisioni in modo distorto, enfatizzando gli aspetti positivi e minimizzando, o talvolta ignorando completamente, quelli negativi. Questo processo di auto-giustificazione porta a credere che le proprie decisioni siano state le migliori possibili, indipendentemente dai loro reali esiti. Sebbene questo possa temporaneamente aumentare l’autostima, crea una barriera all’apprendimento, poiché impedisce di riconoscere e riflettere criticamente sui propri errori.

Il bias può avere un effetto nefasto anche nelle relazioni personali. Quante volte hai rifiutato di ammettere che una scelta fatta in passato, come intraprendere un certo tipo di relazione, fosse sbagliata? Quante volte ti sei impedito di apprendere e crescere da quelle esperienze? Ma soprattutto, quante volte ancora dovrai sbagliare prima di imparare?

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Perché dipendere

“Perché dipendere”,  articolo della rubrica  “Il Diario del Capitano”, curata da Andrea Di Gregorio, Master Trainer PNL e Fondatore di PNL Evolution.

Perché dipendere

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Perché dipendere

Marco (nome di fantasia) è un ragazzo che ha fatto uso di cocaina. Mi ha contattato perché non riusciva a comprendere la ragione di questa sua scelta. Era consapevole sia degli effetti della sostanza, sia del fatto che non lo avrebbe portato da nessuna parte; eppure ogni sera si sentiva obbligato a mantenere quell’“appuntamento”.

La verità è emersa quando ha iniziato a lavorare sull’intenzione positiva della sua scelta, ovvero, il desiderio di esprimere il ragazzo brillante e sempre pronto che sente d’essere. Il timore era che in qualsiasi momento avesse potuto perdere l’energia che lo animava. La sostanza agiva come una garanzia, un’assicurazione che gli permetteva di continuare a sentirsi energico e capace, come lui desiderava, per tutto il tempo che voleva.

Marco ha risolto il problema prendendo consapevolezza dell’Effetto delle Aspettative dell’Osservatore, un bias cognitivo che funziona come uno specchio. Il timore per Marco era verso le persone intorno a lui, come amici o membri della famiglia; era convinto che queste si attendevano un certo comportamento da lui e la paura di deluderle era insostenibile. Grazie alla nuova consapevolezza, ha compreso l’importanza di mostrarsi com’era e con tutti i suoi limiti. Ha capito che le persone che amano davvero sono quelle che ci accettano per come noi siamo.

Marco non fa più uso di droghe da tempo, ma ciò che conta davvero è che ora si apprezza per quello che è. La sua esperienza è diventata uno degli insegnamenti più importanti della sua vita.

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Meglio un uovo oggi o una gallina domani?

“Meglio un uovo oggi o una gallina domani?”,  articolo della rubrica  “Il Diario del Capitano”, curata da Andrea Di Gregorio, Master Trainer PNL e Fondatore di PNL Evolution.

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Meglio un uovo oggi o una gallina domani?

In un’epoca dove la gratificazione sembra essere a portata di mano, è tempo di sfidare uno dei nostri bias più radicati: lo “Sconto Iperbolico”, ovvero la tendenza a preferire le ricompense immediate a quelle future, anche se queste ultime sono significativamente maggiori. Il curioso fenomeno psicologico, utilizzato da alcune aziende per spingere i potenziali clienti all’acquisto, è anche una sfida reale che impatta ogni aspetto della nostra vita, compresi gli obiettivi personali.

Ma perché optiamo per il piacere immediato invece di benefici più grandi e duraturi? Nonostante viviamo nell’era della tecnologia, il nostro cervello è ancora legato a meccanismi antichi, progettati per un mondo dove la sopravvivenza dipendeva dall’approfittare delle opportunità immediate. Il nostro antenato preferiva cibarsi dell’uovo subito, piuttosto che allevare le galline nel pollaio, per ragioni legate alla sopravvivenza. Oggi, in un contesto moderno, la sopravvivenza non è più in discussione; anzi, i mezzi per garantirla sono più che sufficienti. Ciò che diventa fondamentale è la propria evoluzione, senza la quale non si è in grado di affrontare i cambiamenti repentini della società. Puntare alla gratificazione immediata può diventare un freno che limita la capacità di perseguire obiettivi a lungo termine che richiedono pazienza e perseveranza.

Quando prendiamo una decisione, chiediamoci se stiamo cedendo alla tentazione dell’immediatezza. Riflettiamo sui benefici a lungo termine delle nostre azioni. Stabiliamo piccoli obiettivi che ci portino verso quelli più grandi. Mettiamoci alla prova ritardando deliberatamente le gratificazioni. Infine, confrontiamoci con un punto di vista esterno; può fare la differenza nel farci vedere le conseguenze a lungo termine delle nostre scelte.

Superare lo “Sconto Iperbolico” significa riprogrammare una parte fondamentale del nostro pensiero, imparando a valorizzare il futuro tanto quanto il presente. Non è un percorso facile, ma sicuramente può portare ad una vita più ricca e soddisfacente.

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La paura è un indicatore, non un ostacolo

“La paura è un indicatore, non un ostacolo”,  articolo della rubrica  “Il Diario del Capitano”, curata da Andrea Di Gregorio, Master Trainer PNL e Fondatore di PNL Evolution.

La paura è un indicatore, non un ostacolo

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La paura è un indicatore, non un ostacolo

Le emozioni rappresentano un elemento fondamentale per la sopravvivenza, ma anche per la comprensione della vita.
Ad esempio, la paura ci tiene lontani dai pericoli, ma allo stesso tempo è un complesso processo cognitivo che merita di essere approfondito, specialmente quando il pericolo non è reale. La paura, quindi, è più di una risposta automatica; si tratta di un’esperienza intricata che integra la nostra percezione della realtà, le nostre credenze e le nostre valutazioni sul possibile pericolo.

Se percepiamo qualcosa come pericoloso basandoci solo sulle credenze, l’emozione che ne risulta è più una reazione a quella credenza che alla situazione stessa.
La consapevolezza inizia con un’analisi introspettiva: stiamo reagendo a una naturale reazione dovuta all’istinto di sopravvivenza, oppure è una credenza limitante che sta prendendo il sopravvento? Attraverso questo esame, possiamo iniziare a modificare le convinzioni che sono irrazionali o infondate e reagire in modo appropriato alle paure reali.

Un altro aspetto chiave è il rapporto tra la paura e il nostro sé. La filosofia della mente considera le emozioni come parte integrante della nostra identità e della nostra auto-comprensione. Affrontare le nostre paure, quindi, diventa un modo di conoscere e sviluppare il nostro sé, portandoci verso una maggiore maturità emotiva e cognitiva.

A volte il rischio più grande si genera dal non far nulla.

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Fare l’Amore

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Fare l’Amore

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Fare l’Amore

L’amore, non è soltanto un sentimento o un’azione, ma un’arte, una forma di espressione che permea ogni aspetto della nostra vita. Nel libro “Fare l’amore”, Eric Berne esplora questo concetto non solo come un atto fisico, ma come una pratica che coinvolge l’intero essere – corpo, mente e spirito.

La visione di Berne ci invita a considerare l’amore in termini di edificazione spirituale.
In quest’ottica, ogni atto d’amore, sia esso fisico, emotivo o intellettuale, diventa un mezzo per arricchire la nostra vita e quella degli altri. Lo possiamo eseguire in ogni tipo di relazione, non solo quella di coppia. Possiamo “fare l’amore” col nostro lavoro, con le nostre passioni, con tutti coloro con cui abbiamo relazioni profonde, perché “fare” va inteso nel senso di costruire, di realizzare, non di consumare.

È così che ogni interazione diventa un’opportunità per esprimere sé stessi e per crescere. Nel fare l’amore siamo chiamati ad esplorare ed accettare noi stessi, il nostro interlocutore, nonché la complessità delle emozioni e delle esperienze condivise. Questo processo diventa un viaggio di scoperta reciproca e di arricchimento spirituale.

È così possibile trasformare ogni momento della nostra vita in un’opportunità per creare connessioni significative. Che si tratti di un dialogo profondo, di un gesto di cura, o di un momento di intimità fisica, ogni azione può essere espressione di attenzione consapevole.

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L’Ottimismo Attivo

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L’Ottimismo Attivo

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L’Ottimismo Attivo

Le parole “andrà tutto bene” sono diventate un mantra, spesso le si augura a qualcuno oppure a sé stessi, ma riflettere sul significato profondo dietro questo augurio può fare la differenza.

La filosofia, da Aristotele a Kant, ha sempre enfatizzato l’importanza dell’agire. Per Aristotele, l’azione è l’espressione della virtù e del carattere. Nella sua “Etica Nicomachea”, sottolinea che la virtù non sta solo nel sapere, ma nell’agire secondo questo sapere.
Immanuel Kant, d’altro canto, parla di “imperativo categorico”, che ci spinge ad agire non solo per desiderio, ma per dovere morale.

Anche la psicologia moderna, ha esplorato l’importanza dell’ottimismo attivo, come sottolinea Martin Seligman, che dice esserci una differenza cruciale tra un ottimismo passivo e uno attivo. Quest’ultimo non porta le persone a limitarsi di sperare che le cose vadano bene, ma include il riconoscimento dei problemi e l’impegno attivo per superarli.

Le parole di sostegno e i buoni auspici sono importanti, ma senza l’azione, rimangono vuoti. La vera responsabilità sta nell’agire per realizzare quelle speranze. È un invito a muoversi oltre la confortante passività dell’augurio, abbracciando un approccio più proattivo e determinato.

Questo atteggiamento richiede coraggio, determinazione e una costante volontà di agire, qualità che possiamo tutti sviluppare e coltivare per il bene di noi stessi e della società, per essere fautori del nostro destino.

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Nuovi obiettivi

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Nuovi obiettivi

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Nuovi obiettivi

Nella vita si presentano momenti che offrono l’occasione di riflettere e puntare ad un qualche cambiamento. Un esempio classico è l’avvicinarsi del nuovo anno, un periodo in cui è comune pensare a nuovi obiettivi. Tuttavia, spesso si commette l’errore di non considerare quelli già stabiliti, propositi che, nonostante abbiano magari prodotto qualche risultato, potrebbero non appagare pienamente.

La mancanza di soddisfazione può derivare da diverse cause, come per esempio, dalla necessità di un continuo e notevole sforzo per il loro mantenimento. Pensiamo ad un obiettivo come un avanzamento di carriera: intento forse raggiunto, ma a costo di uno stress eccessivo e di un bilancio vita-lavoro squilibrato.
In casi come questo, possiamo davvero considerarci soddisfatti?

Oltre a questi, ci sono poi obiettivi che, pur raggiungendo un loro equilibrio non toccano ancora il livello di eccellenza desiderato. Per esempio, una posizione lavorativa in cui non abbiamo ancora avuto la possibilità di esprimere il nostro vero potenziale.

La vera sfida, quindi, non risiede solo nell’impostare nuovi obiettivi, ma anche nel riconoscere e valorizzare quelli già in corso. Lavorando su di essi fino al raggiungimento della loro massima espressione, potremmo realizzare i nostri desideri in modo sostenibile e gratificante a lungo termine.

Una piena realizzazione si ottiene quando ciò che abbiamo fatto produce un effetto positivo su di noi e sul mondo che ci circonda. Come diceva Steve Jobs, qualcosa che lasci una tacca nell’universo.

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Effetto Ikea

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Effetto Ikea

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Effetto Ikea

Nonostante il nome possa suggerire altrimenti, l’Effetto Ikea è un bias cognitivo, in cui le persone attribuiscono un valore elevato a ciò che hanno contribuito a creare (come nel caso del montaggio dei mobili del rinomato negozio). Questo fenomeno può essere interpretato in diversi modi sotto l’aspetto psicologico e comportamentale; non riguarda solo i mobili o gli oggetti materiali, ma anche gli obiettivi personali e professionali.

Il bias si collega alla teoria della dissonanza cognitiva, in particolare alla giustificazione dello sforzo. Quando una persona si impegna in un’attività, soprattutto se difficile o faticosa, tende a pensare che ci debba essere stata una buona ragione per mettere tutto quel lavoro, valorizzando di più l’obiettivo per il quale ha lavorato.

Le persone tendono a provare ottimismo verso se stesse e ciò che a loro è associato; di conseguenza, i risultati ai quali hanno contribuito, assumono un valore particolare. Ecco alcuni modi per sfruttare l’Effetto Ikea a proprio vantaggio:

1. Fai da te: Impegnarsi nella creazione o ristrutturazione di oggetti per la casa, come dipingere una stanza o assemblare mobili, ma anche semplicemente mettere in ordine un armadio.
2. Cucinare: Preparare un piatto gustoso e che sia anche bello da vedere.
3. Arte e Creatività: Impegnarsi in attività artistiche, come la pittura e la scultura.
4. Esercizio Fisico: Stabilire e raggiungere obiettivi di fitness personali.
5. Progetti Professionali: Portare a termine un progetto impegnativo sul lavoro o lanciare una nuova iniziativa.
6. Nuove Abilità: Apprendere una nuova lingua, imparare a suonare uno strumento musicale o acquisire una nuova competenza.

Albert Einstein ha detto: “Non è che io sia così intelligente, è solo che rimango con i problemi più a lungo”.

Impegnarsi e lavorare per cambiare qualcosa in meglio, restituisce valore a sé stessi, contribuendo a generare autostima. Lo sanno tutti coloro che, dedicandosi con determinazione ad un sogno, sono riusciti a raggiungere risultati ammirevoli: sono quelle persone che molti definiscono “fortunate”.

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L’amore è dentro di noi

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L’amore è dentro di noi

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L’amore è dentro di noi

Quando pensiamo alla persona amata, ai nostri figli, alle nostre passioni, al lavoro che ci fa sentire realizzati, in tutti quei momenti si tende a pensare che sia il mondo esterno a generare l’amore che sentiamo, ma non è così.

L’amore è un sentimento che risiede e si origina all’interno dell’individuo. Le persone e le cose che amiamo servono da catalizzatori o stimolatori per rivelare o amplificare l’amore che già esiste nel nostro intimo. L’amore è un’esperienza complessa, che coinvolge una combinazione di pensieri, sentimenti, e comportamenti ed è modulata dalla nostra storia personale, dalle nostre credenze e dalla nostra personalità.

Questo concetto è vicino a molte tradizioni filosofiche che vedono l’amore come una qualità o una forza che è intrinseca alla natura umana. Per esempio, nell’antica filosofia greca, l’amore (o Eros) è spesso visto come una forza fondamentale che guida il comportamento umano. In questa visione, ciò che amiamo è sentito come mezzo attraverso il quale l’amore che è in noi viene esplorato, sperimentato ed espresso, piuttosto che come la fonte dell’amore stesso.

Rumi, il poeta mistico sufi, diceva: “Il tuo compito non è cercare l’amore, ma semplicemente cercare e trovare tutte le barriere che hai costruito attorno ad esso.”
Pertanto, non piangere di aver perso l’amore, perché quel sentimento è dentro di te e non può abbandonarti, semplicemente ti appartiene. Se qualcuno se n’è andato dalla tua vita, cerca in te quello che si è rivelato e ricorda che ne sei la fonte.

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