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Il Metmodello PNL Sistemica Linguaggio

METAMODELLO, PNL, LINGUAGGIO

Il linguaggio è la rappresentazione verbale del pensiero umano.
Più il linguaggio che si utilizza è preciso, più rispecchia con fedeltà la struttura della nostra mente. Il malinteso deriva proprio da una cattiva interpretazione del pensiero.

Questa tecnica aiuta nel carpire al meglio le nostre idee e quelle del nostro interlocutore nonché a comprendere quando e come si manifestano le cosiddette “manipolazioni”.

Contenuti:

Struttura superficiale e struttura profonda

Ciò che percepiamo del dal mondo che ci circonda si traduce nel tempo in ricordi che hanno una propria intensità e una propria persistenza che dipende dall’intensità con la quale le situazioni sono state vissute sensorialmente. Il ricordo può essere riportato alla memoria sotto forma di una rappresentazione parziale degli elementi originari. In altre parole è piuttosto difficile rappresentare un evento con la stessa enfasi dell’evento originario. La nostra mente “perde” qualche informazione e quello che torna alla memoria è quanto rimane dell’esperienza vissuta, come un puzzle con qualche pezzo mancante.

A questo dobbiamo poi aggiungere che la memorizzazione è avvenuta con l’ausilio di veri e propri “filtri di percezione”, ossia l’interpretazione dell’esperienza attraverso l’utilizzo della nostra mappa personale, vale a dire: le nostre credenze, i nostri valori, le nostre convinzioni e così via.

Il prodotto che ‘torna in superficie’ è pertanto differente da ciò che abbiamo vissuto e che è, a sua volta, diverso dalla realtà del mondo.

La PNL individua col nome di struttura superficiale tutto ciò che è espresso dall’individuo e che non è corrispondente a quanto vissuto durante la sua esperienza originaria; mentre individua col nome di struttura profonda tutto ciò che, dell’esperienza vissuta, può essere oggetto di ‘ripescaggio’.

Nel comunicare con gli altri mostriamo sempre la nostra mappa, in quanto ci serviamo del linguaggio (verbale e non verbale) che è una traduzione del nostro modo di pensare le cose. Tuttavia, questo esprime solo la nostra struttura superficiale, ossia ciò che ricordiamo e non la nostra struttura profonda, che rappresenta invece il nostro vissuto

Definizione di Metamodello

Metamodello deriva dalla parola greca meta, che significa oltre e modello, che indica quanto descritto attraverso l’esperienza soggettiva. Il metamodello è uno strumento linguistico attraverso il quale è possibile analizzare con precisione il linguaggio utilizzato da ogni singolo individuo. L’obiettivo del metamodello è di scoprire la struttura profonda dell’individuo partendo da quanto questo esprime nella sua comunicazione, ossia la sua struttura superficiale.

Le radici scientifiche del Metamodello

Il Metamodello proviene, come concetto, dalla Grammatica Trasformazionale di Noam Chomsky, ma è stato riadattato dalla PNL per operare la ricerca della struttura di un modello.

Il Metamodello si utilizza laddove il messaggio linguistico è “poco preciso”. Ad esempio se io dico:

“Che età ha chi è nato nel 1928?”

Non esprimo una domanda con precisione, anche se istintivamente si potrebbe azzardare una risposta. Il Metamodello in questo caso ci può aiutare nel seguente modo:

“Si tratta di un uomo o di una donna?”

“È ancora vivo?”

“In che mese è nato, in che giorno e a che ora?”

“Dove è nato?”

In questo modo il modello di domanda presentata risulta essere “metamodellata” e noi possiamo fornire una risposta molto più precisa alle attese del nostro interlocutore.

Naturalmente vi sono situazioni in cui l’utilizzo del Metamodello è appropriato, altre in cui (vedi l’esempio prima presentato) può essere superfluo in quanto non tutto deve essere necessariamente metamodellato. Ma immaginiamo cosa possa significare l’azione del Metamodello su una frase di questo tipo:

“I miei studenti mi seguono male”

In questo caso l’affermazione lascia intendere un messaggio che tuttavia specifica poco. Proviamo a metamodellarlo:

“Quali studenti in particolare?”

“Cosa intendi più specificamente con “seguirti male”?

“Come manifestano il loro disinteresse?”

“In quale argomento, attività o giorni della settimana sono meno attenti?”

Alla fine del ‘metamodellamento’ si saranno ricevute una quantità di informazioni molto più specifiche e inerenti la vera natura del problema manifestato nell’affermazione. Al contrario una risposta espressa direttamente sulla prima affermazione sarebbe stata in accordo o in disaccordo, ma non avrebbe portato ad alcuna soluzione.

Questi esempi di applicazione del Metamodello lasciano intendere la necessità di entrare in profondità dei messaggi che non forniscono le informazioni che dovrebbero.

Una raccomandazione: può accadere che un numero eccessivo di domande possa infastidire l’interlocutore.

Di fatto, applicare il metamodello può comportare qualche difficoltà, specie se si tratta con una persona che si conosce appena.

La generalizzazione espressa dalle persone deriva comunque da una cattiva formulazione della domanda.

E’ molto importante che il nostro stimolo (domanda) sia centrato sulla reazione (risposta) che desideriamo ottenere.

Se poniamo una domanda che dà per scontati alcuni particolari, non ci dobbiamo poi lamentare di ricevere una risposta generica. Il senso di fastidio nelle persone nasce dalla sensazione di aver fornito una risposta inesatta. Avendo una basilare tendenza a salvaguardare il nostro punto di vista proviamo fastidio quando qualcuno ci fa notare di aver sbagliato. Ecco perché è più opportuno dire:

“Mi sono espresso male” piuttosto di: “Non hai capito cosa volevo dire”

Utilizzo del Metamodello

Nella comunicazione quotidiana noi tutti utilizziamo una struttura linguistica ridotta, la cosiddetta struttura superficiale, che è una rappresentazione ridotta della struttura profonda, cioè l’esperienza originale.

Attraverso l’utilizzo del Metamodello si agisce nel recupero dei ‘pezzi’ mancanti nella struttura superficiale. Ciò permette a noi di comprendere il nostro interlocutore e aiuta lui a portare a livello cosciente alcuni aspetti della sua esperienza che risultavano essere smarriti.

In ambito psicoterapeutico l’utilizzo del Metamodello rappresenta la parte più importante della terapia, in quanto, generalmente, gli individui soffrono più per la mancanza di consapevolezza delle proprie problematiche, che per le problematiche stesse e gran parte delle sedute di psicoterapia si conclude con una bella chiacchierata. Poco più di un secolo fa non esisteva la psicanalisi (introdotta da Sigmund Freud solo agli inizi del ‘900), ma gli amici o le persone care svolgevano in misura ridotta lo stesso compito, anche se non seguivano una procedura.

Anche ai giorni nostri, una certa forma di psicoterapia è garantita quotidianamente a tutti attraverso il dialogo e una delle punizioni più forti che si possono infliggere ad un uomo è proprio l’isolamento e cioè l’assenza di dialogo con gli altri.

L’utilizzo del Metamodello è direttamente in relazione con le regole che amministrano la mappa e cioè la: Generalizzazione, la Cancellazione e la Deformazione.

Bandler e Grinder, nel libro “La struttura della magia” Ed. Astrolabio, identificano dodici tipologie di violazioni linguistiche che rappresentano i più comuni problemi nella comunicazione.

Tali violazioni sono a loro volta suddivisi in tre categorie:

Informazioni mancanti (riconducibili alle Cancellazioni)

Limiti dei modelli del mondo individuali (riconducibili alle Generalizzazioni)

Informazioni deformate (riconducibili alle Deformazioni)

METAMODELLO, PNL, LINGUAGGIO

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