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Ipnosi Ericksoniana

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Ipnosi Ericksoniana

L’ipnosi è l’arte dell’utilizzo di modelli di comunicazione verbale e non verbale per aiutare un altro individuo ad entrare in uno stato alterato di coscienza, anche se non esclusivamente in uno stato di trance.

Il termine ‘ipnosi’ deriva da una parola greca che significa “sonno”, perché gli stati di trance spesso assomigliano a stati di sonno, anche se sono indotti dalla suggestione.

 Lo studio dell’ipnosi e delle tecniche ipnotiche, in particolare quelle sviluppato e praticate da Milton H. Erickson, ha fornito la base per molte tecniche di PNL.

I risultati dell’ipnosi, o di un particolare stato di “trance”, sono la conseguenza del tipo di modalità induttiva e dei suggerimenti che vengono utilizzati con il soggetto. In un’induzione ipnotica standard, il soggetto è essenzialmente guidato in uno stato molto rilassato, o “trance”, somigliante per alcuni aspetti al sonno. 

Negli stati di ipnosi, le persone spesso hanno accesso a parti della loro esperienza e della loro personalità che non sono disponibili nel loro normale stato di veglia cosciente. 

L’ipnosi è considerata da molti come una porta sugli aspetto “inconsci” o “diversi dal conscio” della propria esperienza. 

E’ proprio questo aspetto che può rendere l’ipnosi un efficace strumento terapeutico.

I Livelli Logici

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Livelli Logici

Livelli di Apprendimento e Cambiamento

Il concetto dei livelli logici di apprendimento e cambiamento fu inizialmente formulato da Gregory Bateson come un “meccanismo” nelle scienze comportamentali, sulla base del lavoro di Bertrand Russell in materia di logica e matematica.

Il termine livelli logici, come si usa in PNL, fu adattato dal lavoro di Bateson da Robert Dilts a metà degli anni ’80, e si riferisce ad una gerarchia di livelli di processo all’interno di un individuo o di un gruppo.

La funzione di ogni livello è di sintetizzare, organizzare e dirigere le interazioni sul livello sottostante.
Cambiare qualcosa ad un livello superiore significa necessariamente ‘irradiare’ verso il basso, facendo precipitare il cambiamento ai livelli sottostanti.

Cambiare qualcosa ad un livello inferiore potrebbe, ma non necessariamente, influenzare i livelli superiori.
Questi livelli comprendono (in ordine dal più alto al più basso):
(1) identità
(2) credenze e valori
(3) capacità
(4) comportamento
(5) ambiente.

Un sesto livello, denominato “spirituale”, può essere definito come una sorta di “campo relazionale” che comprende identità multiple dando così un senso di appartenenza ad un sistema più grande rispetto alla specifica identità individuale.

Livelli di elaborazione e organizzazione

Qualsiasi sistema di attività è un sottosistema incorporato all’interno di un altro sistema che è incorporato all’interno di un altro sistema, e così via.
Questo tipo di relazione tra sistemi produce diversi livelli di processo, rispetto al sistema in cui si sta operando.

La struttura del nostro cervello, della lingua, e dei sistemi sociali, forma gerarchie naturali o livelli di processo.
In realtà, le persone spesso parlano rispondendo agli stimoli su diversi “livelli“. Per esempio, qualcuno potrebbe dire che un’esperienza è stata negativa ad un livello ma positiva ad un altro.
Nella struttura del nostro cervello, nella lingua, e nei sistemi percettivi ci sono gerarchie naturali, o livelli di esperienza.

L’antropologo Gregory Bateson individuò quattro livelli base di apprendimento e di cambiamento.
Ogni livello comprende e organizza elementi dal livello inferiore, e ciascuno ha un maggior grado di impatto sulla persona, organismo o sistema in cui sta operando.

Questi livelli corrispondono a:
Spiritualità Vision & scopo Per chi? Per cosa?
A. Chi sono io – Identità Mission & ruolo Chi?
B. Il mio sistema di credenze – Valori e Significati Motivazioni & permessi Perché?
C. Le mie capacità – Strategie e Stati Mappe & strategie Come?
D. Cosa faccio o ho fatto – Comportamenti Specifici Azioni & reazioni Cosa?
E. Il mio ambiente – Vincoli Esterni Opportunità & vincoli Dove? Quando?

Dancing SCORE

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IL MODELLO DANCING SCORE

Il Dancing SCORE fu sviluppato da Judith DeLozier nel 1993 per utilizzare il movimento fisico e l’ordinamento spaziale per massimizzare l’intuizione e la “saggezza del corpo” nel problem solving.

Il Modello SCORE (Dilts & Epstein, 1987, 1991) è essenzialmente un modello di soluzione dei problemi che identifica i componenti principali necessari ad organizzare efficacemente le informazioni inerenti lo spazio del problema, collegate ad un particolare obiettivo o ad un processo di cambiamento.

Le lettere stanno per Sintomi, Cause, (Outcomes) Risultati, Risorse ed Effetti.

Questi elementi rappresentano la quantità minima di informazioni che deve essere riunita per affrontare in modo efficace lo spazio di quel problema.

1. I Sintomi sono in genere gli aspetti più evidenti e consapevoli di un problema o di uno stato problematico.

2. Le Cause sono gli elementi sottostanti responsabili di creare e mantenere i sintomi. Di solito sono meno evidenti dei sintomi che producono.

3. I Risultati (Outcomes) sono gli obiettivi particolari o gli stati desiderati che prenderebbero il posto dei sintomi.

4. Le Risorse sono gli elementi di base responsabili e necessari per eliminare le cause dei sintomi e per manifestare e mantenere i risultati desiderati.

5. Gli Effetti sono i risultati a lungo termine nel raggiungere un particolare risultato.

Risultati specifici sono generalmente trampolini di lancio per arrivare ad effetti a lungo termine.

a. Gli effetti positivi sono spesso la ragione o la motivazione della creazione di un particolare risultato con cui cominciare.

b. Gli effetti negativi possono creare resistenze o problemi ecologici.

Le Tecniche sono strutture sequenziali per l’identificazione, l’accesso e l’applicazione di particolari risorse ad uno specifico insieme di sintomi, cause ed effetti.

Un tecnica non è di per sé una risorsa.

Una tecnica è efficace solo nella misura in cui accede e applica le risorse appropriate per affrontare l’intero sistema definito dagli elementi dello S.C.O.R.E.

Un modo efficace per usare il Modello S.C.O.R.E. è quello di organizzare questi elementi su una “linea del tempo”.
In genere, i sintomi sono qualcosa che si vive nel qui ed ora, nel presente, o che sono stati sperimentati nel recente passato.
Le cause di questi sintomi tendono a precedere i sintomi.
Ovvero la causa di un sintomo viene prima del sintomo stesso, immediatamente prima, o potenzialmente molto prima.
I risultati si verificano nello stesso periodo di tempo del sintomo, dato che il risultato è la sostituzione del sintomo.

Quindi, se il sintomo è nel presente, il risultato sarà anch’esso nel presente o in un futuro molto prossimo.

Gli effetti sono i risultati a lungo termine dell’esito. Si verificano dal breve al lungo termine, nel futuro.
Le risorse possono provenire da qualsiasi punto nel tempo.
La risorsa può essere qualcosa che è capitato da poco, qualcosa che è successo molto tempo fa, o potrebbe essere qualcosa che si sta immaginando possa accadere in futuro.

Congruenza nella comunicazione, Somatic Syntax

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Un principio fondamentale della Somatic Syntax è che ci siano “informazioni” nel corpo e “conoscenza” nei “muscoli”.

SOMATIC SYNTAX

C’è un vecchio proverbio in Nuova Guinea, in cui si afferma, “La Conoscenza è solo un chiacchiericcio fino a quando non è nei muscoli”. Questo detto definisce una delle premesse fondamentali della Somatic Syntax (sintassi somatica).

La Somatic Syntax è stata sviluppata da Judith DeLozier e Robert Dilts nel 1993 per approfondire ulteriormente ed utilizzare il collegamento “mente-corpo”.

Sintassi è una parola greca che significa “mettere in ordine” o “organizzare”. Così, Somatic Syntax ha a che fare con l’organizzazione della nostra fisiologia e del “linguaggio del corpo”.

Uno degli obiettivi primari della Somatic Syntax è di mobilitare ed utilizzare la “saggezza del corpo”.

Come l’autore Morris Berman sottolinea nel suo libro Coming to our Senses: Il pensiero accademico occidentale, incluse la filosofia e l’antropologia, nonché la storia, presuppone che il corpo non abbia nulla da dirci, nessuna conoscenza o “informazione”; e asserisce che, al fine pratico, lì non ci sia nulla.

Eppure la vita del corpo è la nostra vita reale, l’unica vita che abbiamo.

Collasso di Ancore

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IL COLLASSO DI ANCORE

(articolo precedente collegato: LE ANCORE)

La tecnica del “collasso di ancore” (nota anche come “integrazione di ancore”) comporta la stimolazione del naturale processo associativo di correzione utilizzando l’ancoraggio per collegare uno stato problema ad un’appropriata risorsa.

Il collasso di ancore fu una delle prime tecniche di ancoraggio (e, in effetti, una delle prime tecniche di PNL), sviluppate dai fondatori Bandler e Grinder. Si tratta di stabilire una prima ancora per uno stato risorsa, creare una seconda ancora per un contesto o una situazione in cui la persona desideri avere questo stato risorsa, che al momento non riesce ad evocare, e ‘attivare’ le due ancore contemporaneamente per creare un collegamento ‘psicofisiologico’ tra la risorsa e la rappresentazione del contesto in cui è necessario.

Ci sono diverse varianti del processo di collasso di ancore. A volte è usato per riunire stati positivi e negativi, o per integrare le parti in conflitto di una persona. Tuttavia la tecnica è stata progettata per affrontare situazioni che richiedono cambiamenti di comportamenti semplici, lineari, e può non essere ecologica per questioni più complesse o difficili.

La Dissociazione VK

La Dissociazione VK PNL

PNL La Dissociazione VK

Il processo di dissociazione VK è stata una delle prime tecniche terapeutiche sviluppate dai co-fondatori Bandler e Grinder.

Essi sistemizzarono la procedura nel 1976, come sintesi delle tecniche ipnotiche utilizzate dall’ipnoterapeuta Milton H. Erickson, ed i processi di ordinamento spaziale utilizzati per la terapia della Gestalt da Fritz Perls, suo fondatore.

L’obiettivo fondamentale della dissociazione VK è di separare se stessi dai propri sentimenti, creando l’esperienza di essere al di fuori del proprio corpo.

Questo viene fatto spostandosi totalmente sul sistema rappresentazionale visivo e immaginando di guardare se stessi dalla prospettiva lontana di un osservatore esterno. 

Questo spostamento di coscienza è facilitato dall’utilizzo di alcune tecniche utili a tenere separate le emozioni dell’esperienza, come per esempio sollevare la testa e gli occhi verso l’alto e respirare superficialmente nel proprio petto.

L’uso delle sub-modalità influenza lo stato di dissociazione. Vedendo se stessi guardare un film di se stessi (al contrario di vivere l’evento dalla propria prospettiva e vedere attraverso i propri occhi) è una condizione tipica per creare una dissociazione VK.

Rendere l’immagine visiva di un particolare evento più piccola, più distante, incolore, o contornata da un bordo intorno ad essa, intensifica l’esperienza della dissociazione. 

Le Posizioni Percettive

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LE POSIZIONI PERCETTIVE IN PNL SISTEMICA

Impara a vedere le situazioni da diverse prospettive.

“La posizione percettiva è essenzialmente una determinata prospettiva (o punto di vista) da cui si percepisce una situazione o una relazione.” R. Dilts

Diamo un’infarinatura dell’argomento che tratteremo in questa lezione, identificando le quattro posizioni percettive, con le parole del Padre della PNL Sistemica, Robert Dilts.

La prima posizione implica l’esperienza di qualcosa attraverso i propri occhi, ed è associata al fatto di vivere quell’esperienza “in prima persona”.

La seconda posizione implica l’esperienza di qualcosa trovandosi “nei panni di un’altra persona”.

La terza posizione implica il fatto di trovarsi a una certa distanza e di percepire la relazione tra noi stessi e gli altri da una prospettiva di “osservatori”.

La nozione di quarta persona si riferisce al senso dell’intero sistema o “campo relazionale” (il senso, cioè di un noi collettivo) derivato da una sintesi delle altre posizioni.

tratto da “Il Manuale del Coach”, di Robert Dilts

..chi lavora da casa

..chi lavora da casa

NEI PANNI DI CHI LAVORA DA CASA

Oggi ci mettiamo nei panni di chi lavora da casa, o meglio, di chi è costretto dalla situazione attuale a lavorare da casa, perché evidentemente c’è chi non lo fa per scelta.

L’homeworking, Smartworking o se preferite telelavoro è una modalità che nell’ultimo anno solare si è affermata come non mai e con diversi vantaggi: risparmio di tempo, di energie, di risorse.
Che dire quindi? Bello! Sì, ma dopo un po’ molti rimpiangono i luoghi di lavoro, la socialità, i contatti umani e le video conferenze iniziano a mostrare i loro limiti. Inizia così ad emergere un senso di solitudine che, purtroppo, non accenna a diminuire.

Allora si inizia a cercare il colpevole: Il Covid, lo Stato, le disposizioni di legge e tutti coloro che sono responsabili nel pensare e dettare le regole per la sicurezza. Insomma, il mondo esterno!
Ma in questo modo si risolve qualcosa? La risposta lascia ben poche speranze, ciò nonostante alcune persone pensano che ci si debba ribellare, come purtroppo si vede nei molteplici casi di violenza per le strade in diverse aree del mondo.

La bella notizia è che possiamo fare qualcosa, ovvero agire sul nostro stato d’animo in autonomia, considerare la realtà come quella che è e non come vorremmo che fosse, trovare il modo di mantenersi sereni anche con la situazione attuale, insomma, essere padroni del proprio equilibrio e della propria serenità a prescindere da ciò che accade intorno.

In psicologia esiste un concetto noto con il termine di “Locus of Control”, ovvero, il responsabile dello stato d’animo di un individuo.
Possiamo utilizzare un Locus of Control esterno ed essere in balia di ciò che accade fuori di noi, ad esempio dicendo “Sarò felice quando questa situazione finirà, se cambieranno le leggi”, ecc… oppure un Locus of Control interno: “Ho la possibilità d’essere io stesso l’attuatore del mio stato desiderato”. Solo quest’ultima scelta ci può dare un senso di sicurezza, perché sulla prima non abbiamo controllo.

Sì, ma come ci si riesce? La PNL offre gli strumenti pratici per poter avere l’agognato controllo e conoscere alcune tecniche consente di poter gestire il proprio stato d’animo portando equilibrio interiore a prescindere da ciò che accade.

Se sei interessato a conoscere come riuscirci, CONTATTACI e ti inviteremo al prossimo evento gratuito in cui sveleremo alcuni segreti per essere padroni del proprio stato d’animo.

Andrea Di Gregorio
 

Obiettivo Ben Formato – SMART

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OBIETTIVO BEN FORMATO IN PNL SISTEMICA

E VANTAGGIO SECONDARIO

Sai come si realizza un obiettivo?

Sembrerebbe una domanda semplice, ma prova a rispondere! 🙊
Per realizzare un obiettivo c’è prima di tutto la pianificazione, ovvero la formazione dell’obiettivo. 💯

In PNL un obiettivo ben formato deve avere queste caratteristiche:

  1. Espresso in positivo
  2. Valutabile sensorialmente
  3. Sotto il controllo di chi lo definisce
  4. Preservare il vantaggio secondario
  5. Rispettare l’ecologia del sistema

Vediamo il punto 4. Cosa si intende per vantaggio secondario?
Quando una persona vuole realizzare un obiettivo tende a dimenticare quello che ha al momento, ciò a cui rinuncierebbe se il suo obiettivo si realizzasse.

Cosa abbiamo ottenuto fino ad ora? Cosa ne sarà di tutto questo una volta che avremo realizzato il nostro obiettivo?

Bene, in PNL noi impariamo a realizzare l’obiettivo, considerando e preservando tutto ciò che di buono “il non realizzarlo” ci offre.

Magia? No, Programmazione Neurolinguistica!

Vuoi saperne di più sul Vantaggio Secondario in PNL Sistemica? Guarda il video

Criteri Per La Formazione Di Un Obiettivo – PNL e Scopo.

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CRITERI, OBIETTIVO, SCOPO, PNL.

Cosa significa avere uno scopo?

Uno scopo non è semplicemente un obiettivo, non si tratta solo di raggiungere un nostro singolo traguardo: la casa nuova, l’auto sportiva o scalare una montagna.

Avere uno scopo significa molto di più, ci dà motivazione, ci rende partecipi di un vero cambiamento, generatori di idee e padroni del nostro destino
…e va ancora oltre, perché avere uno scopo ti dà la possibilità di rispondere a una delle domande più potenti che esistano: “In che modo il mondo sarà un posto migliore una volta raggiunto il mio obiettivo?”

Se hai la risposta a questa domanda allora sei pronto a fare lo step successivo: Pianificare e raggiungere il tuo obiettivo. 

Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi nel libro Flow: The Psychology of Optimal Experience dice: “Uno scopo è stabilire nella nostra mente un proposito stabile verso qualcosa che per noi è significativo, qualcosa che potrebbe perfino andare al di là di noi stessi.”

Possiamo immaginare che “andare al di là noi stessi” sia ciò a cui le persone spesso aspirino. Siamo tutti parte dello stesso Sistema, e non c’è dubbio che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti contribuissimo al sistema stesso, realizzando obiettivi che possano essere utili agli altri, ispirarli o semplicemente aiutarli a vivere meglio.

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