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PNL & CRESCITA PERSONALE

..chi lavora da casa

..chi lavora da casa

NEI PANNI DI CHI LAVORA DA CASA

Oggi ci mettiamo nei panni di chi lavora da casa, o meglio, di chi è costretto dalla situazione attuale a lavorare da casa, perché evidentemente c’è chi non lo fa per scelta.

L’homeworking, Smartworking o se preferite telelavoro è una modalità che nell’ultimo anno solare si è affermata come non mai e con diversi vantaggi: risparmio di tempo, di energie, di risorse.
Che dire quindi? Bello! Sì, ma dopo un po’ molti rimpiangono i luoghi di lavoro, la socialità, i contatti umani e le video conferenze iniziano a mostrare i loro limiti. Inizia così ad emergere un senso di solitudine che, purtroppo, non accenna a diminuire.

Allora si inizia a cercare il colpevole: Il Covid, lo Stato, le disposizioni di legge e tutti coloro che sono responsabili nel pensare e dettare le regole per la sicurezza. Insomma, il mondo esterno!
Ma in questo modo si risolve qualcosa? La risposta lascia ben poche speranze, ciò nonostante alcune persone pensano che ci si debba ribellare, come purtroppo si vede nei molteplici casi di violenza per le strade in diverse aree del mondo.

La bella notizia è che possiamo fare qualcosa, ovvero agire sul nostro stato d’animo in autonomia, considerare la realtà come quella che è e non come vorremmo che fosse, trovare il modo di mantenersi sereni anche con la situazione attuale, insomma, essere padroni del proprio equilibrio e della propria serenità a prescindere da ciò che accade intorno.

In psicologia esiste un concetto noto con il termine di “Locus of Control”, ovvero, il responsabile dello stato d’animo di un individuo.
Possiamo utilizzare un Locus of Control esterno ed essere in balia di ciò che accade fuori di noi, ad esempio dicendo “Sarò felice quando questa situazione finirà, se cambieranno le leggi”, ecc… oppure un Locus of Control interno: “Ho la possibilità d’essere io stesso l’attuatore del mio stato desiderato”. Solo quest’ultima scelta ci può dare un senso di sicurezza, perché sulla prima non abbiamo controllo.

Sì, ma come ci si riesce? La PNL offre gli strumenti pratici per poter avere l’agognato controllo e conoscere alcune tecniche consente di poter gestire il proprio stato d’animo portando equilibrio interiore a prescindere da ciò che accade.

Se sei interessato a conoscere come riuscirci, CONTATTACI e ti inviteremo al prossimo evento gratuito in cui sveleremo alcuni segreti per essere padroni del proprio stato d’animo.

Andrea Di Gregorio
 

Obiettivo Ben Formato – SMART

obiettivo ben formato smart pnl sistemica

OBIETTIVO BEN FORMATO IN PNL SISTEMICA

E VANTAGGIO SECONDARIO

Sai come si realizza un obiettivo?

Sembrerebbe una domanda semplice, ma prova a rispondere! 🙊
Per realizzare un obiettivo c’è prima di tutto la pianificazione, ovvero la formazione dell’obiettivo. 💯

In PNL un obiettivo ben formato deve avere queste caratteristiche:

  1. Espresso in positivo
  2. Valutabile sensorialmente
  3. Sotto il controllo di chi lo definisce
  4. Preservare il vantaggio secondario
  5. Rispettare l’ecologia del sistema

Vediamo il punto 4. Cosa si intende per vantaggio secondario?
Quando una persona vuole realizzare un obiettivo tende a dimenticare quello che ha al momento, ciò a cui rinuncierebbe se il suo obiettivo si realizzasse.

Cosa abbiamo ottenuto fino ad ora? Cosa ne sarà di tutto questo una volta che avremo realizzato il nostro obiettivo?

Bene, in PNL noi impariamo a realizzare l’obiettivo, considerando e preservando tutto ciò che di buono “il non realizzarlo” ci offre.

Magia? No, Programmazione Neurolinguistica!

Vuoi saperne di più sul Vantaggio Secondario in PNL Sistemica? Guarda il video

Criteri Per La Formazione Di Un Obiettivo – PNL e Scopo.

criteri obiettivo scopo pnl

CRITERI, OBIETTIVO, SCOPO, PNL.

Cosa significa avere uno scopo?

Uno scopo non è semplicemente un obiettivo, non si tratta solo di raggiungere un nostro singolo traguardo: la casa nuova, l’auto sportiva o scalare una montagna.

Avere uno scopo significa molto di più, ci dà motivazione, ci rende partecipi di un vero cambiamento, generatori di idee e padroni del nostro destino
…e va ancora oltre, perché avere uno scopo ti dà la possibilità di rispondere a una delle domande più potenti che esistano: “In che modo il mondo sarà un posto migliore una volta raggiunto il mio obiettivo?”

Se hai la risposta a questa domanda allora sei pronto a fare lo step successivo: Pianificare e raggiungere il tuo obiettivo. 

Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi nel libro Flow: The Psychology of Optimal Experience dice: “Uno scopo è stabilire nella nostra mente un proposito stabile verso qualcosa che per noi è significativo, qualcosa che potrebbe perfino andare al di là di noi stessi.”

Possiamo immaginare che “andare al di là noi stessi” sia ciò a cui le persone spesso aspirino. Siamo tutti parte dello stesso Sistema, e non c’è dubbio che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti contribuissimo al sistema stesso, realizzando obiettivi che possano essere utili agli altri, ispirarli o semplicemente aiutarli a vivere meglio.

Il Pensiero Laterale in PNL Sistemica

pensiero laterale pnl

IL PENSIERO LATERALE IN PNL SISTEMICA

Quante volte nella vita ti è capitato di sbattere la testa contro un problema di cui non hai trovato una soluzione?

Con il pensiero laterale si accede ad una modalità di risoluzione dei problemi logici in maniera indiretta, ovvero osservando il problema da diverse angolazioni, invece della tradizionale modalità che prevede di concentrarsi su una soluzione diretta al problema.

Il Pensiero Laterale, detto anche Chunking Laterale, ci arriva da Edward de Bono, psicologo e massimo esponente della ricerca del pensiero creativo, che afferma come sia possibile imparare a pensare in modo diverso.

Questa tecnica di natura intuitiva si pone come una vera e propria alternativa al classico pensiero “verticale”, cioè il tipo di pensiero logico che a volte ci limita nel modo di vedere le cose.

Metafore Terapeutiche

METAFORE TERAPEUTICHE

METAFORE TERAPEUTICHE

“Tutto il mondo intero è la metafora di qualcosa?”
Questa frase è stata pronunciata dal grande Massimo Troisi nell’indimenticabile film “Il postino”.

Ma quanto sono utili le metafore nella vita? Se ci pensiamo le usiamo costantemente per comunicare con gli altri e con noi stessi.

“La cosa di gran lunga più eccelsa è essere maestro della metafora. É una cosa che non si può apprendere da altri; è un segno del genio; dato che una buona metafora richiede un occhio per la somiglianza.”
ARISTOTELE

Tecniche di Mediazione e Negoziazione

Tecniche di Mediazione e Negoziazione pnl

TECNICHE DI MEDIAZIONE E NEGOZIAZIONE

Quanti problemi affrontiamo nella vita: 
conflitti discussioni, litigi, addirittura guerre.

E sapete una cosa? La maggior parte sarebbero facilmente evitabili utilizzando il giusto approccio!
Con le tecniche di mediazione e negoziazione che ci offre la PNL Sistemica impariamo ad ottenere una situazione di equilibrio, una vittoria per tutte le parti coinvolte.

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I presupposti della PNL

I presupposti della PNL

I PRESUPPOSTI DELLA PNL

Hai tutte le risorse di cui hai bisogno per raggiungere il successo.. ma non lo sai!

Ebbene si, la PNL, e più precisamente uno dei suoi presupposti, ci dice che ognuno di noi ha dentro di sé tutte le risorse di cui ha bisogno, solo che non ne è consapevole.

Cosa significa questo più in profondità?

Molte persone possono essere limitate da ciò che pensano di sé stesse, e questo può creare falsi pensieri sulle loro capacità.

Questo presupposto offerto dalla PNL ci rende invece consapevoli che tutti noi possiamo operare profondi cambiamenti nella nostra vita raggiungendo gli obiettivi che ci prefissiamo accedendo alle risorse che abbiamo già a nostra disposizione.

Per fare questo basta richiamare tali risorse nel momento in cui ne abbiamo bisogno.

Quindi questo significa che tu hai le stesse possibilità di raggiungere i risultati che le cosiddette “persone di successo” ottengono?

Certo che si!

Tu hai dentro di te tutto ciò che ti serve e forse hai solo bisogno di qualcuno che ti aiuti ad accedervi.

I sistemi rappresentazionali AVK (auditivo, visivo, cinestesico)

I sistemi rappresentazionali AVK (auditivo, visivo, cinestesico)

I SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI DELLA PNL

AUDITIVO, VISIVO, CINESTESICO

I sistemi rappresentazionali dell’essere umano sono costituiti dai cinque sensi e vengono così denominati:

– sistema rappresentazionale VISIVO (vista)
– sistema rappresentazionale AUDITIVO (udito)
– sistema rappresentazionale CINESTESICO (sensazioni prodotte da: tatto, gusto, olfatto)
– sistema GUSTATIVO/OLFATTIVO (gusto/odorato)

Questi sono gli elementi fondamentali, i parametri strutturali della conoscenza umana. Attraverso questi sistemi percettivi si formano gli schemi del comportamento umano. Nella PNL, infatti, i cinque sensi sono molto di più che passivi recettori: le informazioni ricevute attraverso ciascun senso danno origine a processi comportamentali differenti.
Riguardo lo studio della struttura dei comportamenti la Programmazione Neurolinguistica si avvale soprattutto dei primi tre sistemi.

Percezione sensoriale e comportamento

Nella raccolta e nella elaborazione delle informazioni ogni sistema rappresentazionale agisce attraverso tre fasi:

1. input: raccolta delle informazioni e ricezione di feedback da parte dell’ambiente. La fase di input genera ciò che in PNL si definisce come stato interno: mentre vediamo, sentiamo, tocchiamo, gustiamo, percepiamo, o annusiamo qualcosa o qualcuno dentro noi si sviluppa un’emozione.

2. rappresentazione/elaborazione: questa fase comprende la costruzione della mappa dell’ambiente e l’instaurazione delle strategie comportamentali come l’apprendimento, la presa di decisioni, l’accumulo delle informazioni, ecc… La fase di rappresentazione/elaborazione in PNL è definita con il nome di processo interno: l’emozione suscitata ci porta ad elaborare un pensiero, un ragionamento o un atto istintivo.

3. output: è la trasformazione del processo di rilevamento rappresentazionale. La fase di output genera ciò che in PNL è definito col nome di comportamento esterno: L’elaborazione, istintiva o razionale, si traduce in un’azione: compriamo, mangiamo, corriamo, baciamo ecc…

La PNL considera pertanto gli atti del vedere, ascoltare o avere sensazioni come ‘comportamenti’. Lo è anche il ‘pensare’ che, se scomposto nelle sue parti costitutive, comprende specifici processi sensoriali come:

1. vedere mentalmente

2. ascoltare il dialogo interno 

3. avere sensazioni su qualcosa, ecc.

Ogni output è, normalmente, un atto:

1. microcomportamentale: movimento laterale degli occhi, cambio del tono della voce e del respiro;

2. macrocomportamentale: un litigio, una malattia, un calcio al pallone.

I ricercatori della PNL hanno dimostrato, che ognuno di noi possiede un senso maggiormente sviluppato che influenza sensibilmente il nostro comportamento.

In altre parole il sistema rappresentazionale predominante è, spesso, responsabile delle nostre scelte, dei nostri interessi e delle attività che intraprendiamo.

Se, per esempio, provassimo ad immaginare una mela…per alcuni l’elemento principale potrebbe essere il gusto o il profumo, per altri gli aspetti nutrizionali del frutto, per qualcuno il colore e la forma. Ciò dipende dal fatto di aver maggiormente sviluppato uno dei sistemi rappresentazionali. La PNL è in grado di individuare il sistema rappresentazionale di un soggetto mediante l’osservazione e l’analisi della comunicazione.

 

 

PNL Metamodello

Il Metmodello PNL Sistemica Linguaggio

METAMODELLO, PNL, LINGUAGGIO

Il linguaggio è la rappresentazione verbale del pensiero umano.
Più il linguaggio che si utilizza è preciso, più rispecchia con fedeltà la struttura della nostra mente. Il malinteso deriva proprio da una cattiva interpretazione del pensiero.

Questa tecnica aiuta nel carpire al meglio le nostre idee e quelle del nostro interlocutore nonché a comprendere quando e come si manifestano le cosiddette “manipolazioni”.

Contenuti:

Struttura superficiale e struttura profonda

Ciò che percepiamo del dal mondo che ci circonda si traduce nel tempo in ricordi che hanno una propria intensità e una propria persistenza che dipende dall’intensità con la quale le situazioni sono state vissute sensorialmente. Il ricordo può essere riportato alla memoria sotto forma di una rappresentazione parziale degli elementi originari. In altre parole è piuttosto difficile rappresentare un evento con la stessa enfasi dell’evento originario. La nostra mente “perde” qualche informazione e quello che torna alla memoria è quanto rimane dell’esperienza vissuta, come un puzzle con qualche pezzo mancante.

A questo dobbiamo poi aggiungere che la memorizzazione è avvenuta con l’ausilio di veri e propri “filtri di percezione”, ossia l’interpretazione dell’esperienza attraverso l’utilizzo della nostra mappa personale, vale a dire: le nostre credenze, i nostri valori, le nostre convinzioni e così via.

Il prodotto che ‘torna in superficie’ è pertanto differente da ciò che abbiamo vissuto e che è, a sua volta, diverso dalla realtà del mondo.

La PNL individua col nome di struttura superficiale tutto ciò che è espresso dall’individuo e che non è corrispondente a quanto vissuto durante la sua esperienza originaria; mentre individua col nome di struttura profonda tutto ciò che, dell’esperienza vissuta, può essere oggetto di ‘ripescaggio’.

Nel comunicare con gli altri mostriamo sempre la nostra mappa, in quanto ci serviamo del linguaggio (verbale e non verbale) che è una traduzione del nostro modo di pensare le cose. Tuttavia, questo esprime solo la nostra struttura superficiale, ossia ciò che ricordiamo e non la nostra struttura profonda, che rappresenta invece il nostro vissuto

Definizione di Metamodello

Metamodello deriva dalla parola greca meta, che significa oltre e modello, che indica quanto descritto attraverso l’esperienza soggettiva. Il metamodello è uno strumento linguistico attraverso il quale è possibile analizzare con precisione il linguaggio utilizzato da ogni singolo individuo. L’obiettivo del metamodello è di scoprire la struttura profonda dell’individuo partendo da quanto questo esprime nella sua comunicazione, ossia la sua struttura superficiale.

Le radici scientifiche del Metamodello

Il Metamodello proviene, come concetto, dalla Grammatica Trasformazionale di Noam Chomsky, ma è stato riadattato dalla PNL per operare la ricerca della struttura di un modello.

Il Metamodello si utilizza laddove il messaggio linguistico è “poco preciso”. Ad esempio se io dico:

“Che età ha chi è nato nel 1928?”

Non esprimo una domanda con precisione, anche se istintivamente si potrebbe azzardare una risposta. Il Metamodello in questo caso ci può aiutare nel seguente modo:

“Si tratta di un uomo o di una donna?”

“È ancora vivo?”

“In che mese è nato, in che giorno e a che ora?”

“Dove è nato?”

In questo modo il modello di domanda presentata risulta essere “metamodellata” e noi possiamo fornire una risposta molto più precisa alle attese del nostro interlocutore.

Naturalmente vi sono situazioni in cui l’utilizzo del Metamodello è appropriato, altre in cui (vedi l’esempio prima presentato) può essere superfluo in quanto non tutto deve essere necessariamente metamodellato. Ma immaginiamo cosa possa significare l’azione del Metamodello su una frase di questo tipo:

“I miei studenti mi seguono male”

In questo caso l’affermazione lascia intendere un messaggio che tuttavia specifica poco. Proviamo a metamodellarlo:

“Quali studenti in particolare?”

“Cosa intendi più specificamente con “seguirti male”?

“Come manifestano il loro disinteresse?”

“In quale argomento, attività o giorni della settimana sono meno attenti?”

Alla fine del ‘metamodellamento’ si saranno ricevute una quantità di informazioni molto più specifiche e inerenti la vera natura del problema manifestato nell’affermazione. Al contrario una risposta espressa direttamente sulla prima affermazione sarebbe stata in accordo o in disaccordo, ma non avrebbe portato ad alcuna soluzione.

Questi esempi di applicazione del Metamodello lasciano intendere la necessità di entrare in profondità dei messaggi che non forniscono le informazioni che dovrebbero.

Una raccomandazione: può accadere che un numero eccessivo di domande possa infastidire l’interlocutore.

Di fatto, applicare il metamodello può comportare qualche difficoltà, specie se si tratta con una persona che si conosce appena.

La generalizzazione espressa dalle persone deriva comunque da una cattiva formulazione della domanda.

E’ molto importante che il nostro stimolo (domanda) sia centrato sulla reazione (risposta) che desideriamo ottenere.

Se poniamo una domanda che dà per scontati alcuni particolari, non ci dobbiamo poi lamentare di ricevere una risposta generica. Il senso di fastidio nelle persone nasce dalla sensazione di aver fornito una risposta inesatta. Avendo una basilare tendenza a salvaguardare il nostro punto di vista proviamo fastidio quando qualcuno ci fa notare di aver sbagliato. Ecco perché è più opportuno dire:

“Mi sono espresso male” piuttosto di: “Non hai capito cosa volevo dire”

Utilizzo del Metamodello

Nella comunicazione quotidiana noi tutti utilizziamo una struttura linguistica ridotta, la cosiddetta struttura superficiale, che è una rappresentazione ridotta della struttura profonda, cioè l’esperienza originale.

Attraverso l’utilizzo del Metamodello si agisce nel recupero dei ‘pezzi’ mancanti nella struttura superficiale. Ciò permette a noi di comprendere il nostro interlocutore e aiuta lui a portare a livello cosciente alcuni aspetti della sua esperienza che risultavano essere smarriti.

In ambito psicoterapeutico l’utilizzo del Metamodello rappresenta la parte più importante della terapia, in quanto, generalmente, gli individui soffrono più per la mancanza di consapevolezza delle proprie problematiche, che per le problematiche stesse e gran parte delle sedute di psicoterapia si conclude con una bella chiacchierata. Poco più di un secolo fa non esisteva la psicanalisi (introdotta da Sigmund Freud solo agli inizi del ‘900), ma gli amici o le persone care svolgevano in misura ridotta lo stesso compito, anche se non seguivano una procedura.

Anche ai giorni nostri, una certa forma di psicoterapia è garantita quotidianamente a tutti attraverso il dialogo e una delle punizioni più forti che si possono infliggere ad un uomo è proprio l’isolamento e cioè l’assenza di dialogo con gli altri.

L’utilizzo del Metamodello è direttamente in relazione con le regole che amministrano la mappa e cioè la: Generalizzazione, la Cancellazione e la Deformazione.

Bandler e Grinder, nel libro “La struttura della magia” Ed. Astrolabio, identificano dodici tipologie di violazioni linguistiche che rappresentano i più comuni problemi nella comunicazione.

Tali violazioni sono a loro volta suddivisi in tre categorie:

Informazioni mancanti (riconducibili alle Cancellazioni)

Limiti dei modelli del mondo individuali (riconducibili alle Generalizzazioni)

Informazioni deformate (riconducibili alle Deformazioni)

METAMODELLO, PNL, LINGUAGGIO

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