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Mese: Maggio 2021

Ipnosi Ericksoniana

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Ipnosi Ericksoniana

L’ipnosi è l’arte dell’utilizzo di modelli di comunicazione verbale e non verbale per aiutare un altro individuo ad entrare in uno stato alterato di coscienza, anche se non esclusivamente in uno stato di trance.

Il termine ‘ipnosi’ deriva da una parola greca che significa “sonno”, perché gli stati di trance spesso assomigliano a stati di sonno, anche se sono indotti dalla suggestione.

 Lo studio dell’ipnosi e delle tecniche ipnotiche, in particolare quelle sviluppato e praticate da Milton H. Erickson, ha fornito la base per molte tecniche di PNL.

I risultati dell’ipnosi, o di un particolare stato di “trance”, sono la conseguenza del tipo di modalità induttiva e dei suggerimenti che vengono utilizzati con il soggetto. In un’induzione ipnotica standard, il soggetto è essenzialmente guidato in uno stato molto rilassato, o “trance”, somigliante per alcuni aspetti al sonno. 

Negli stati di ipnosi, le persone spesso hanno accesso a parti della loro esperienza e della loro personalità che non sono disponibili nel loro normale stato di veglia cosciente. 

L’ipnosi è considerata da molti come una porta sugli aspetto “inconsci” o “diversi dal conscio” della propria esperienza. 

E’ proprio questo aspetto che può rendere l’ipnosi un efficace strumento terapeutico.

I Livelli Logici

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Livelli Logici

Livelli di Apprendimento e Cambiamento

Il concetto dei livelli logici di apprendimento e cambiamento fu inizialmente formulato da Gregory Bateson come un “meccanismo” nelle scienze comportamentali, sulla base del lavoro di Bertrand Russell in materia di logica e matematica.

Il termine livelli logici, come si usa in PNL, fu adattato dal lavoro di Bateson da Robert Dilts a metà degli anni ’80, e si riferisce ad una gerarchia di livelli di processo all’interno di un individuo o di un gruppo.

La funzione di ogni livello è di sintetizzare, organizzare e dirigere le interazioni sul livello sottostante.
Cambiare qualcosa ad un livello superiore significa necessariamente ‘irradiare’ verso il basso, facendo precipitare il cambiamento ai livelli sottostanti.

Cambiare qualcosa ad un livello inferiore potrebbe, ma non necessariamente, influenzare i livelli superiori.
Questi livelli comprendono (in ordine dal più alto al più basso):
(1) identità
(2) credenze e valori
(3) capacità
(4) comportamento
(5) ambiente.

Un sesto livello, denominato “spirituale”, può essere definito come una sorta di “campo relazionale” che comprende identità multiple dando così un senso di appartenenza ad un sistema più grande rispetto alla specifica identità individuale.

Livelli di elaborazione e organizzazione

Qualsiasi sistema di attività è un sottosistema incorporato all’interno di un altro sistema che è incorporato all’interno di un altro sistema, e così via.
Questo tipo di relazione tra sistemi produce diversi livelli di processo, rispetto al sistema in cui si sta operando.

La struttura del nostro cervello, della lingua, e dei sistemi sociali, forma gerarchie naturali o livelli di processo.
In realtà, le persone spesso parlano rispondendo agli stimoli su diversi “livelli“. Per esempio, qualcuno potrebbe dire che un’esperienza è stata negativa ad un livello ma positiva ad un altro.
Nella struttura del nostro cervello, nella lingua, e nei sistemi percettivi ci sono gerarchie naturali, o livelli di esperienza.

L’antropologo Gregory Bateson individuò quattro livelli base di apprendimento e di cambiamento.
Ogni livello comprende e organizza elementi dal livello inferiore, e ciascuno ha un maggior grado di impatto sulla persona, organismo o sistema in cui sta operando.

Questi livelli corrispondono a:
Spiritualità Vision & scopo Per chi? Per cosa?
A. Chi sono io – Identità Mission & ruolo Chi?
B. Il mio sistema di credenze – Valori e Significati Motivazioni & permessi Perché?
C. Le mie capacità – Strategie e Stati Mappe & strategie Come?
D. Cosa faccio o ho fatto – Comportamenti Specifici Azioni & reazioni Cosa?
E. Il mio ambiente – Vincoli Esterni Opportunità & vincoli Dove? Quando?

Dancing SCORE

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IL MODELLO DANCING SCORE

Il Dancing SCORE fu sviluppato da Judith DeLozier nel 1993 per utilizzare il movimento fisico e l’ordinamento spaziale per massimizzare l’intuizione e la “saggezza del corpo” nel problem solving.

Il Modello SCORE (Dilts & Epstein, 1987, 1991) è essenzialmente un modello di soluzione dei problemi che identifica i componenti principali necessari ad organizzare efficacemente le informazioni inerenti lo spazio del problema, collegate ad un particolare obiettivo o ad un processo di cambiamento.

Le lettere stanno per Sintomi, Cause, (Outcomes) Risultati, Risorse ed Effetti.

Questi elementi rappresentano la quantità minima di informazioni che deve essere riunita per affrontare in modo efficace lo spazio di quel problema.

1. I Sintomi sono in genere gli aspetti più evidenti e consapevoli di un problema o di uno stato problematico.

2. Le Cause sono gli elementi sottostanti responsabili di creare e mantenere i sintomi. Di solito sono meno evidenti dei sintomi che producono.

3. I Risultati (Outcomes) sono gli obiettivi particolari o gli stati desiderati che prenderebbero il posto dei sintomi.

4. Le Risorse sono gli elementi di base responsabili e necessari per eliminare le cause dei sintomi e per manifestare e mantenere i risultati desiderati.

5. Gli Effetti sono i risultati a lungo termine nel raggiungere un particolare risultato.

Risultati specifici sono generalmente trampolini di lancio per arrivare ad effetti a lungo termine.

a. Gli effetti positivi sono spesso la ragione o la motivazione della creazione di un particolare risultato con cui cominciare.

b. Gli effetti negativi possono creare resistenze o problemi ecologici.

Le Tecniche sono strutture sequenziali per l’identificazione, l’accesso e l’applicazione di particolari risorse ad uno specifico insieme di sintomi, cause ed effetti.

Un tecnica non è di per sé una risorsa.

Una tecnica è efficace solo nella misura in cui accede e applica le risorse appropriate per affrontare l’intero sistema definito dagli elementi dello S.C.O.R.E.

Un modo efficace per usare il Modello S.C.O.R.E. è quello di organizzare questi elementi su una “linea del tempo”.
In genere, i sintomi sono qualcosa che si vive nel qui ed ora, nel presente, o che sono stati sperimentati nel recente passato.
Le cause di questi sintomi tendono a precedere i sintomi.
Ovvero la causa di un sintomo viene prima del sintomo stesso, immediatamente prima, o potenzialmente molto prima.
I risultati si verificano nello stesso periodo di tempo del sintomo, dato che il risultato è la sostituzione del sintomo.

Quindi, se il sintomo è nel presente, il risultato sarà anch’esso nel presente o in un futuro molto prossimo.

Gli effetti sono i risultati a lungo termine dell’esito. Si verificano dal breve al lungo termine, nel futuro.
Le risorse possono provenire da qualsiasi punto nel tempo.
La risorsa può essere qualcosa che è capitato da poco, qualcosa che è successo molto tempo fa, o potrebbe essere qualcosa che si sta immaginando possa accadere in futuro.

Congruenza nella comunicazione, Somatic Syntax

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Un principio fondamentale della Somatic Syntax è che ci siano “informazioni” nel corpo e “conoscenza” nei “muscoli”.

SOMATIC SYNTAX

C’è un vecchio proverbio in Nuova Guinea, in cui si afferma, “La Conoscenza è solo un chiacchiericcio fino a quando non è nei muscoli”. Questo detto definisce una delle premesse fondamentali della Somatic Syntax (sintassi somatica).

La Somatic Syntax è stata sviluppata da Judith DeLozier e Robert Dilts nel 1993 per approfondire ulteriormente ed utilizzare il collegamento “mente-corpo”.

Sintassi è una parola greca che significa “mettere in ordine” o “organizzare”. Così, Somatic Syntax ha a che fare con l’organizzazione della nostra fisiologia e del “linguaggio del corpo”.

Uno degli obiettivi primari della Somatic Syntax è di mobilitare ed utilizzare la “saggezza del corpo”.

Come l’autore Morris Berman sottolinea nel suo libro Coming to our Senses: Il pensiero accademico occidentale, incluse la filosofia e l’antropologia, nonché la storia, presuppone che il corpo non abbia nulla da dirci, nessuna conoscenza o “informazione”; e asserisce che, al fine pratico, lì non ci sia nulla.

Eppure la vita del corpo è la nostra vita reale, l’unica vita che abbiamo.

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